lunedì 15 giugno 2015

Cronoscalata del mio passo preferito: il Pordoi! 07.06.2015



E' stata dura, lo ammetto. Da Arabba fino in cima, con la mia mountain bike (sì, ero l'unica sfigata con la mtb!) in 50 minuti. Si puo' sempre migliorare, ma sono felice di averla fatta. Da quando ho iniziato a fare gare 'folli' sono sempre stata la più piccola; a me piace molto, posso dare il meglio di me, anche se la difficoltà si amplifica (e non poco...).

In ogni modo, finalmente la scuola è finita e sono tornata a casa da Bressanone con una bella pagella e tanta voglia di estate, dopo tanto impegno a scuola e nello sport, soprattutto in questi ultimi mesi stracolmi di verifiche e interrogazioni.
Purtroppo il tempo non è dalla mia parte: ogni giorno piove e l'aria molto umida e pesante mi toglie il fiato. E' davvero difficile allenarsi così, si è demotivati e ci si sente stanchi... ma sono del parere che chi ci tiene veramente non trova scuse. Questa mattina sono uscita a correre alle 8: la nebbia avvolgeva il bosco e le strade e la pioggia sottile che c'era all'inizio si trasformò ben presto in un diluvio estivo, dove le goccioline d'acqua si confondevano con quelle di sudore sul viso.
Fa parte del mestiere!
Ora mi viene in mente il manifesto dello skyrunner, le parole che il mio eroe Kilian Jornet leggeva ogni mattina prima dell'allenamento.
MANIFESTO DELLO SKYRUNNER
Bacia o uccidi. Bacia la gloria o muori provandoci.
Perdere è morire, vincere è sentire.
La lotta è ciò che distingue una vittoria, un vincitore. Quante volte hai pianto di rabbia e di dolore?
Quante volte hai perso la memoria, la voce e la ragione per lo sfinimento? E quante volte, in questa situazione, ti sei detto, con un gran sorriso: “Ancora una volta! Un paio d’ore in più! Un’altra salita! Il dolore non esiste, è solamente nella tua testa. Controllalo, distruggilo, eliminalo e continua. Fai soffrire i tuoi rivali. Uccidili”. Sono egoista, vero?
Lo sport è egoista, perché bisogna essere egoisti per saper lottare e soffrire, per amare la solitudine e l’inferno. Fermarsi, tossire, avere freddo, non sentire più le gambe, avere la nausea, voglia di vomitare, mal di testa, contusioni e sangue… C’è qualcosa di meglio?
Il segreto non sta nelle gambe, bensì nella forza per andare a correre quando piove, tira vento e nevica; Rinunciare a ore di festa, a migliorare i tuoi voti, dire “No!” ad una ragazza, alle lenzuola che ti si appiccicano al viso, metterci le palle e allenarti sotto la pioggia finchè le gambe non ti sanguinano, per i colpi presi cadendo per colpa del fango, e rialzarti per continuare a salire… Finchè le tue gambe non urlano a squarciagola “basta!”, e ti abbandonano nel bel mezzo di un temporale, sulle cime più lontane, fino a morire.
I cosciali bagnati dalla neve, trascinata dal vento, che ti si attacca anche al viso e ti congela addosso il sudore, corpo leggero, gambe leggere. Sentire come la pressione delle tue gambe, il peso del tuo corpo, si concentrano nei metatarsi delle dita dei piedi ed esercitano una pressione capace di spezzare rocce, distruggere pianeti e muovere continenti. Con le due gambe sospese in aria, galleggiando come un’aquila in volo, e correndo più veloce di un ghepardo.
O scendendo, con le gambe che scivolano sulla neve ed il fango, esattamente prima di darti un’altra spinta per sentirti libero di volare, di urlare di rabbia, d’odio e d’amore nel cuore della montagna, laddove solo i più intrepidi roditori ed uccelli, nascosti nei loro nidi sotto le rocce, possono convertirsi nei tuoi confessori. Solo loro conoscono i miei segreti, i miei timori.
Perché perdere è morire. E non si può morire senza aver dato tutto, senza scoppiare a piangere per il dolore e le ferite, non si può abbandonare. Si deve lottare fino alla morte. Perché la gloria è la cosa più grande, e bisogna solo aspirare alla gloria o a perdersi per strada, dopo aver dato tutto. Non si può non lottare, non si può non soffrire, non si può non morire…
E’ l’ora di soffrire, è l’ora di lottare, è l’ora di vincere. Bacia o muori.
[Kilian Jornet Burgada]

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